|
IL VANGELO DI OGGI E IL COMMENTO
Giovedì della XI settimana del tempo Ordinario
Mt 6, 7-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
IL COMMENTO
Papà. Tanto basta. Il segreto della nostra vita è tutto in questa parola. Papà.
Si può vivere da orfani o da figli. Schiavi o liberi. Infelici o felici.
Potremmo chiederci oggi come siano vissute le nostre vite. I rapporti con le persone. Gli affetti. Il lavoro. La salute. Tutto. Siamo figli? O siamo schiavi? D’un sorriso, d’una attenzione. Di un affetto. Le nostre parole, i nostri sguardi, i nostri pensieri. Le nostre telefonate. I nostri regali. Il nostro tempo.
La nostra vita è un pedaggio per entrare nelle grazie degli altri, una serie di mendicanze d’affetto, di considerazione, di stima? Non spendiamo per caso il tempo inseguendo uno straccio d’amore che dia un po’ di tepore alle nostre giornate? Sarebbe davvero interessante fermarsi e controllare.
Guardare in faccia atti, parole, sentimenti, e cercarne lo spunto reale, quel che muove le nostre vite. Che cosa cerchiamo. Di che cosa abbiamo bisogno. Che cosa temiamo. Di che che cosa manchiamo. Una preghiera piena di parole è segno di una vita ingannata vissuta da chi si sente tradito. E inutile. E disprezzato. Dimenticato. Di chi si vede al lato della storia che conta, degli affetti, delle scelte importanti, e tenta, con sussulti di parole blaterate, di farsi notare. Cerca d’essere importante.
Si costruisce un’identità che non possa essere ignorata. Le molte preghiere della preghiera segnano una vita in ginocchio davanti agli uomini e alle cose, perché prostrata dinnazi a sé stessi, al proprio vuoto pneumatico. I pagani, e le loro tante parole. Come i loro tanti idoli. I pagani, molti dei, nessun Padre. E noi, così spesso come loro. Dimenticando, o forse non avendo mai conosciuto veramente nostro Padre. Il nostro Papà. Conoscere Lui dice Gesù è la vita eterna.
Sì. Conoscere il Padre è sapere d’essere amati. Ora. Così come siamo. Senza condizioni. Conoscere il Padre è la libertà. Significa vivere da figli, sganciati dalle rincorse affannate e deluse d’un po’ d’affetto. "Chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino" (Benedetto XVI, Deus caritas est, 42). Conoscere il Padre è essere figli. Eredi. Sazi d’amore, quello vero, quello che ci fa persone, che ci rende la dignità che ci spetta, l’attenzione, la stima, l’amore. Papà. Una vità vissuta con Lui, abbracciata a Lui, abbandonata al Suo amore. Una vita da figli, Una vita vera. L’unica.
Nell'intima preghiera che si abbandona totalmente a mio Padre, ritrovo anche tutti gli altri uomini. In mio Padre non mi è più nessuno estraneo, ma ogni relazione assume i contorni della libertà e della verità. L'incontro con mio Padre fa scaturire il Padre nostro nel quel vivere ogni istante, ogni evento, ogni rapporto. Il Padre nostro è la preghiera che ci introduce nella storia come cristiani, che ci crocifigge con Cristo per partecipare alla sua resurrezione.
Il Padre nostro ci fa uno con il Padre e con ogni uomo: come Gesù nel Getsemani. l'Abbà che sgorga dal cuore attira a Dio, misteriosamente, schiere di uomini. Il Padre nostro è la prima missione che ci è affidata, avere nel cuore ogni figlio di nostro Padre, ogni fratello. Per loro, perduti, dispersi, sofferenti, è la nostra vita. L'intimità della nostra vita di figli, ritmata e accompagnata dalle parole del Padre nostro che invocano il Nome di Dio incarnato nelle nostre esistenze, e il Regno, il compimento della volontà, il pane della vita, la misericordia e il perdono, e la vittoria sul demonio e il male, in questa preghiera ogni uomo prende posto nel nostro cuore. E' la sorgente dell'amore vero.
Per questo S. Atanasio citato da Benedetto XVI, scriveva di S. Antonio del deserto parole che ci chiamano oggi a conversione, a ritornare all'intimità con nostro Padre, e a preoccuparci davvero solo di Lui e della vita che da Lui solo proviene: "Che fosse dappertutto conosciuto, da tutti ammirato e desiderato, anche da quelli che non l’avevano visto, è un segno della sua virtù e della sua anima amica di Dio. Infatti non per gli scritti né per una sapienza profana né per qualche capacità è conosciuto Antonio, ma solo per la sua pietà verso Dio. E nessuno potrebbe negare che questo sia un dono di Dio. Come infatti si sarebbe sentito parlare in Spagna e in Gallia, a Roma e in Africa di quest’uomo, che viveva ritirato tra i monti, se non l’avesse fatto conoscere dappertutto Dio stesso, come egli fa con quanti gli appartengono, e come aveva annunciato ad Antonio fin dal principio? E anche se questi agiscono nel segreto e vogliono restare nascosti, il Signore li mostra a tutti come una lucerna, perché quanti sentono parlare di loro sappiano che è possibile seguire i comandamenti e prendano coraggio nel percorrere il cammino della virtù" (Sant'Atanasio Vita di Antonio 93,5-6).
Il servo di Dio, imitando Cristo, si dedichi alla contemplazione senza negarsi alla vita attiva.
Benedetto XVI all'udienza generale, dedicata a Sant'Isidoro di Siviglia: i cristiani siano uomini di contemplazione e di azione. Il saluto del Papa al Congresso eucaristico internazionale di Québec

“Amare Dio con la contemplazione” e ad “amare il prossimo con l’azione”. E’ questo l’insegnamento che Benedetto XVI ha tratto dalla vita e dall’opera di Sant’Isidoro di Siviglia, vescovo vissuto a cavallo tra il sesto e il settimo secolo. I ...»
13 giugno, Giorno di gioia per la Chiesa
L'approvazione definitiva degli
Statuti del Cammino Neocatecumenale
conferma l'autenticità e la genuinità del carisma.
Un approdo per salpare. Il Papa, il Cammino e gli Statuti

Comunicato stampa
(13 giugno 2008)
Non possiamo non ringraziare con profonda gratitudine e grandissima gioia il Signore e la Santa Vergine Maria per questo giorno nel quale Pietro, nella persona di Benedetto XVI, approva in forma definitiva gli Statuti del Cammino Neocatecumenale.
Oggi, 13 giugno 2008, il Card. Stanisław Riłko, Presidente del Pontificio Consiglio dei Laici, renderà noto il Decreto con cui si promulga la versione finale degli Statuti, dopo i cinque anni “ad experimentum”.
Si conclude così l’“iter”, iniziato nel 1997, su mandato del Papa Giovanni Paolo II, per dare al Cammino un “formale riconoscimento giuridico” e renderlo “patrimonio universale della Chiesa”.
Senza l’appoggio, l’aiuto e il sostegno di Pietro il Cammino non sarebbe potuto arrivare sino ad oggi.
Così Paolo VI, in un momento difficile, quando alcuni ci accusavano di ripetere il battesimo, perché facevamo il catecumenato dopo essere già stati battezzati, nella prima Udienza, l’8 maggio 1974, ci sorprese dicendo:
“… Ecco le cose post-conciliari… Vivere e promuovere questo risveglio è quanto voi chiamate una forma di catecumenato post-battesimale, che potrà rinnovare nelle odierne comunità cristiane quegli effetti di maturità e di approfondimento, che nella Chiesa primitiva erano realizzati dal periodo di preparazione al battesimo. Voi lo portate dopo: il prima o dopo, direi, è secondario. Il fatto è che voi mirate all’autenticità, alla pienezza, alla coerenza, alla sincerità della vita cristiana. E questo è merito grandissimo, ripeto, che ci consola enormemente...”.
Dalle baracche di Palomeras Altas di Madrid, dai poveri del Borghetto Latino di Roma, dalla Curraleira, zona dei miserabili di Lisbona… Quanto difficile è stato arrivare alle parrocchie di tante nazioni! Ma Giovanni Paolo II, come un angelo inviato da Dio, ci ha difeso e sostenuto fino a scrivere nella Lettera Ogniqualvolta a Mons. Cordes:
“Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni. Auspico che i Fratelli nell’Episcopato valorizzino e aiutino – insieme con i loro Presbiteri – quest’opera per la nuova evangelizzazione, perché essa si realizzi secondo le linee proposte dagli iniziatori…” (1).
Ma oggi la nostra riconoscenza e gratitudine va al Papa Benedetto XVI che con tanto amore ha seguito e approvato la conclusione dei lavori
Abbiamo avuto modo di conoscere il Santo Padre sin da quando era professore a Regensburg nel 1974: non solo ci accolse con grande affetto e interesse, ma aiutò in maniera determinante l’introduzione del Cammino in Germania. Abbiamo poi potuto approfondire la Sua conoscenza quando la Santa Sede ha voluto l’esame dettagliato dei contenuti teologici di tutte le catechesi relative alle diverse tappe del Cammino e il Card. Ratzinger, come Prefetto della Congregazione per la Fede, lo guidò in prima persona, fino all’approvazione degli “Orientamenti alle équipes dei catechisti” nel 2003 (2).
Con l’approvazione di questi Statuti la Santa Sede assicura che questo itinerario di iniziazione cristiana, reso possibile dalla riscoperta del catecumenato nel Concilio Vaticano II, e vissuto in piccole comunità, sia tutelato nei suoi caratteri specifici e nella sua continuità, offrendo ai Vescovi “i principi base di attuazione del Cammino Neocatecumenale in fedeltà al suo progetto originario” (Giovanni Paolo II, Castel Gandolfo, 21 settembre 2002).
L’iter di approvazione si è protratto perché il Cammino Neocatecumenale, quale strumento per l’iniziazione cristiana degli adulti, produce frutti di diversa natura – dal rinnovamento delle parrocchie alla figura dei catechisti itineranti e delle famiglie in missione; dalla formazione di presbiteri per la nuova evangelizzazione nei più di settanta seminari diocesani “Redemptoris Mater” nel mondo, alla nuova esperienza della missio ad gentes in Europa, Asia e America – interessando con ciò le competenze di ben 5 diversi dicasteri vaticani: la Congregazione per la Dottrina della Fede, la Congregazione per il Culto Divino ed i Sacramenti, la Congregazione per il Clero e la Catechesi e la Congregazione per l’Educazione Cattolica, che hanno esaminato con cura gli Statuti, insieme al Pontificio Consiglio per i Laici, che ha coordinato e concluso il processo.
Dopo l’approvazione degli Statuti, davanti alle grandi sfide che attendono la Chiesa, siamo lieti di poterci offrire al Santo Padre ed ai Vescovi, per la nuova evangelizzazione e la trasmissione della fede alle nuove generazioni.
Pregate per noi.

1) Giovanni Paolo II, Epist. “Ogniqualvolta”, 30 agosto 1990: AAS 82 (1990), 1515. 2) Comunicazione scritta del Card. J.F. Stafford agli Iniziatori del Cammino Neocatecumenale, 1 marzo 2003, Prot. N. 219/03 AIC-110.
IMMAGINI DELLA CONSEGNA DEL DECRETO, DELLA CONFERENZA STAMPA E DELL'EUCARESTIA DI RINGRAZIAMENTO PRESIEDUTA DA MONS. RYLKO
Il Card. Rylko: “Significa la conferma da parte della Chiesa dell’autenticità, della genuinità del carisma che sta alla loro origine nella vita e nella missione della Chiesa. In modo particolare, questo riguarda il Cammino che ha ormai lunga storia nella Chiesa, più di 40 anni, e porta nella vita della Chiesa tanti frutti, tante vite cambiate in profondità, tante famiglie ricostruite, tante vocazioni religiose, sacerdotali e tanto impegno a favore della nuova evangelizzazione. Quindi, è un momento di grande gioia per la Chiesa, un momento di grande gioia per la realtà ecclesiale che riceve questo riconoscimento”.



IL TESTO DEGLI STATUTI


IL TESTO DEL DECRETO
DECRETA
l'approvazione definitiva dello statuto del Cammino Neocatecumenale debitamente autenticato dal Dicastero e depositato in copia nei sui archivi. Ciò che nella fiducia che queste norme statutarie costituiscano linee guida ferme e sicure per la vita del Cammino e che esse siao di aiuto ai Pastori nel loro paterno e vigile accompagnamento delle comunita neocatecumenali nelle Chiese particolari.
Dato in Vaticano l'11 maggio 2008, solennità di Pentecoste




RASSEGNA STAMPA

"Siamo molto contenti - ha detto Kiko Arguello- che dopo 40 anni il Signore ci ha concesso questo atto, per noi molto importante''. L'articolo 1 dello Statuto, ha concluso, ''e' quello previsto da Giovanni Paolo II, che definisce il Cammino un ‘itinerario di formazione cattolica', quindi non un movimento ecclesiale ne' un'associazione di persone. Si tratta, infatti, di un metodo di formazione''.
Un'altra tappa del Cammino Neocatecumenale
Te Deum Laudamus: Estatutos del Camino
Los 'Neocatecumenales' se lanzan a la evangelización tras aprobarse sus estatuto

El Vaticano da el «sí» definitivo a los estatutos del Camino Neocatecumenal
El Camino Neocatecumenal, un don del cielo
Un Cammino di radici profonde (Editoriale di ABC)
Approvato lo Statuto del Cammino neocatecumenale (Avvenire)
Cronaca di un giorno storico per il Cammino Neocatecumenale
Aprobados los Estatutos del Camino Neocatecumenal
La Santa Sede approva gli Statuti definitivi del Cammino Neocatecumenale
Sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa. Andrea Tornielli
Kiko Argüello está muy contento con modificaciones del Vaticano a los estatutos
Decreto de aprobación definitiva del Estatuto del Camino Neocatecumenal
La Santa Sede aprueba los Estatutos definitivos del Camino Neocatecumenal
La Santa Sede approva lo Statuto dei Neocatecumenali (Asia News)
El Camino Neocatecumenal reconocido como «catecumenado post-bautismal»
Audio del servizio della Radio Vaticana sulla consegna degli Statuti


"La santa inquietudine di Cristo deve animare il pastore: per lui non è indifferente che tante persone vivano nel deserto. E vi sono tante forme di deserto. Vi è il deserto della povertà, il deserto della fame e della sete, vi è il deserto dell'abbandono, della solitudine, dell'amore distrutto. Vi è il deserto dell'oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell'uomo. I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perchè i deserti interiori sono diventati così ampi". Non crediamo di sbagliarci se, in filigrana, dietro a questa storica approvazione, riconosciamo queste parole con le quali Benedetto XVI ha voluto iniziare il suo pontificato. Dietro gli Statuti del Cammino Neocatecumenale vi è la santa inquietudine di Dio, del Suo Figlio, e del suo Vicario. Vi è la santa inquietudine che lo Spirito ha trasmesso agli iniziatori del Cammino, e, attraverso di essi, ai tantissimi catechisti itineranti, ai presbiteri, alle famiglie in missione, ad ogni membro delle comunità. Oggi, a quarant'anni dall'inizio nelle baracche di Palomeras Altas, si scorge l'orizzonte verso il quale lo Spirito sta dirigendo il Cammino: la missione totale, di ogni comunità, di ogni fratello. La missione Ad Gentes, ai deserti di questa generazione, partecipando della santa inquietudine di Cristo.... LEGGI TUTTO ...»


Oggi è indispensabile uno spazio di esperienza della fede alla maniera del catecumenato della Chiesa primitiva.
Questo spazio era costituito una volta dalla famiglia e dalla comunità parrocchiale. La famiglia da lungo tempo non fa più questo servizio, e le comunità parrocchiali sono spesso non ancora sufficientemente preparate per i loro nuovi compiti, che sono sorti a causa del sempre crescente venir meno del ruolo della famiglia come portatrice della tradizione della fede.
L'EFFICACIA DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE DIPENDE DAL FATTO CHE SIA DI NUOVO POSSIBILE CREARE COMUNITA' IN CUI LA FEDE POSSA VIVERE E COSI' LA SUA PAROLA POSSA VENIR SPERIMENTATA COME PAROLA VIVA, CHE DA' VITA. . ...»
Teniamo ben fermo innanzi tutto il fatto che il catecumenato fa parte del battesimo e che la Chiesa non se ne è discostata neppure quando il battesimo infantile è divenuto pratica generale. Ora però è evidente che la catechesi può essere "prebattesimale" o "postbattesimale". Nel secondo caso essa inizia con l'amministrazione del battesimo....
Il catecumenato è qualcosa di molto diverso da una semplice istruzione religiosa, è parte di un sacramento: non insegnamento a priori, ma ELEMENTO INTEGRANTE DEL SACRAMENTO STESSO. D'altra parte il sacramento non è solo esecuzione liturgica; ma un processo, una via lunga che richiede tutte le forze dell'uomo, intelligenza, volontà, sentimenti.
La separazione ha avuto effetti disastrosi. Ha condotto alla ritualizzazione del sacramento e alla dottrinalizzazione della parola, mascherando così un'unità che fa parte delle realtà fondamentali del cristiano. . ...»
Divenire cristiano necessita un rapporto vitale, nel quale si possano realizzare risanamento e trasformazione della cultura. L'evangelizzazione non è mai soltanto una comunicazione intellettuale, essa è un processo vitale, una purificazione ed una trasformazione della nostra esistenza, e per questo è necessario un cammino comune. Perciò la catechesi deve necessariamente assumere la forma del catecumenato, nel quale si possano compiere i necessari risanamenti, nel quale soprattutto viene stabilito il rapporto fra pensiero e vita.
5. RATZINGER. La catechesi deve necessariamente assumere la forma del catecumenato
1. Il Papa la liturgia e il catecumenato: una conferenza ne svela il pensiero autentico
2. J. Ratzinger: I Neocatecumenali, il cristianesimo come avvenimento di novità
3. Benedetto XVI, La fede è un cammino di illuminazione, anche dopo il battesimo
4. J. Ratzinger: Il Cammino Neocatecumenale, iniziazione alla comunione con Cristo nella Chiesa
Lo spartiacque del Papa: et-et, il cuore grande e pieno di amore di Pietro e della Chiesa. I Movimenti e le nuove comunità, doni da accogliere con gioia e amore
Benedetto XVI, Udienza ai Vescovi partecipanti al Seminario sui movimenti ecclesiali, 18 maggio 2008 |