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Il com IL KERYGMA DI OGGI
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Lc 7,24-30 Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù cominciò a dire alla folla riguardo a Giovanni: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? E allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano vesti sontuose e vivono nella lussuria stanno nei palazzi dei re. |
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SULLE ORME DEI SAPIENTI |
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"Ciò che dappertutto altrove richiede un esame |
| I 150 ANNI DEL DOGMA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA VERGINE MARIA |
| Il commento al Vangelo |
| MERCOLEDI DELLA TERZA SETTIMANA DI AVVENTO Lc 7,18b-23 In quel tempo, Giovanni chiamò due dei suoi discepoli e li mandò a dire al Signore: “Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettare un altro?”. Venuti da lui, quegli uomini dissero: “Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?” In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella. E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!”. Che cosa abbiamo visto e udito nella nostra vita? Non è una questione di poco conto. Senza aver udito e visto non si può credere. Non si è certi di aver incontrato Colui che abbiamo sempre atteso senza l'esperienza concreta e raccontabile del Suo amore. I discepoli di Giovanni raccconteranno quello che avevano visto e udito. Come gli apostoli di Gesù sino ad oggi. Testimoni di un'esperienza. Giovanni Battista, cugino di Gesù, che ancora nel grembo di Elisabetta ha esultato alla voce di Maria, che ha visto scendere lo Spirito Santo come una colomba su Gesù, aveva ancora dubbi. Così nella nostra vita, percezioni, sentimenti, ma non basta. Anche Pietro ha confessato Gesù come l'Inviato, il Figlio di Dio, ed un istante dopo s'è perso nei pensieri della carne. Occorre qualcosa in più, vedere e udire, e il sigillo dello Spirito su quanto visto e udito. Gesù è il Messia, Gesù è il Signore grida la Chiesa da duemila anni. Ma per noi oggi, è Gesù il Salvatore? O dobbiamo aspettare qualcun altro? Ecco la nostra vita, ecco le nostre infermità, le catene, i peccati. Eccoli in fila, sono più numerosi del nostro capo. Ecco la nostra triste miseria d'ogni giorno. Ed ecco il Messia, Lui nella nostra vita. L'agnello immolato che prende su di sé le nostre infermità e i nostri peccati. E ridona la vista, fa nuove tutte le cose, crea in noi un cuore nuovo. Non sono parole, fantasie, e neanche semplici intuizioni. No. Sono fatti. Davanti ai nostri occhi, come nelle nostre orecchie risuona anche ogi la Parola di Vita della Buona Notizia. La Parola che ha il potere di realizzare ciò che annuncia. I pastori andarono senza indugio alla Grotta di Betlemme e videro esattamente come avevano udito dalla voce degli angeli. C'è anche per noi una grotta, una stalla e una mangiatoia. Gli angeli appaiono anche oggi sul nostro cammino, gli apostoli che instancabilmente riannunciano il Vangelo ad ogni creatura. Andiamo a Betlemme, andiamo al fondo della nostra vita, lì dove più povero, bistrattato è il nostro cuore. Andiamo senza indugio alla mangiatoia, lì dove hanno mangiato animali d'ogni tipo, lì dove la carne l'ha fatta da padrona. Lì dov'è la fonte dei nostri peccati e dove ogni giorno s'ingrassa il nostro uomo vecchio. Andiamo ad incontrare il Messia, laddove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la misericordia. I nostri occhi posati oggi sul nostro cuore. E' la mangiatoia del Natale del Messia. E' lì che ci aspetta, è lì che ci sazia. Al fondo più buoi di noi stessi la Luce del'amore di Dio, proprio ciò che il nostro cuore da sempre desidera: essere amato senza finizioni e ipocrisie. E' l'unico amore dell'unico nostro Salvatore. E' il Suo avvento di oggi per noi. |
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LE NOTIZIE DI OGGI - ARTICOLI E COMMENTI
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| Per VERITATIS SPLENDOR si approfondisce ancora il tema delle cellule staminali: Vescovi: finora le uniche certezze sono venute dalle cellule adulte. E invece c'è chi spinge verso altre direzioni... |
| Tra le QUESTIONI un articolo illuminante sull'uso del Corano a fini terroristici. Di Daniel Pipes |
| Tra i "TESTIMONI" troviamo il Card Ruini nella celebrazione del suo 50 anniversario di ordinazione sacerdotale. |
| "Una cosa era certa: Dio, ella lo sapeva, aveva stretto un patto con lei, un patto d'amore col quale la legava a sé in eterno, indipendentemente dalla sua volontà, dai suoi pensieri terreni, questo amore era esistito sempre in lei, aveva agito come il sole sulla terra che dà alla fine i suoi frutti. Questi frutti nessuno avrebbe potuto distruggerli, né il fuoco dei desideri carnali, né l'orgoglio, né l'ira folle. Era stata serva di Dio, anche se ribelle, restia, infedele nel cuore, con una preghiera falsa sulle labbra; una serva maldestra, insofferente davanti alla fatica, indecisa, ma Dio aveva voluto mantenerla lo stesso al suo servizio". (S. Undset, Kristin figlia di Lavrans, Rizzoli) |
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IL KERYGMA DI OGGI IL VANGELO DEL GIORNO |
| Mt 21,28-32 In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. Dicono: “L’ultimo”. E Gesù disse loro: “In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”. |
| SULLE ORME DEI SAPIENTI |
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"Ciò che dappertutto altrove richiede un esame |
| I 150 ANNI DEL DOGMA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA VERGINE MARIA |
E' splendido il Vangelo di oggi che rivela un aspetto vero e fondamentale della vita cristiana. Da un lato le false certezze di chi presume di "farcela", d'essere pronto a compiere la volontà di Dio, il pelagiano moralista che crede di poter risolvere le questioni con le sue sole forze. Dall'altro lato la fotografia di un comunissimo e realissimo "carnal mormoratore". E la Grazia che coinvolge la natura. Che non distrugge la natura, come diceva San Tommaso d'Aquino, ma la perfeziona. Spesso il primo impulso di fronte ad una volontà divina che non ci piace è un moto di fastidio e " ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale e dei costumi" insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 407. E' un'esperienza comune rifiutare di primo acchitto le situzioni sgradevoli. Le ferite del peccato originale non sono solo un'idea. Per questo la pagina del Vangelo di oggi è la sintesi forse più profonda di quel che davvero accade nel cuore d'un uomo bagnato dalla Grazia. Uomini, donne, reali e carnali, non semplici angeli passati per caso sulla terra. No. Per questo Gesù parla delle prostitute e dei pubblicani che hanno accolto la Buona Notizia di Giovanni, la possibilità di salvezza che si apre dalla conversione, il cui frutto più evidente è il pentimento. Insegna ancora il Catechismo che "Infatti "il mistero dell'iniquità" (2 Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del mistero della pietà. La rivelazione dell'amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l'estensione del male e la sovrabbondanza della grazia" (N. 385) E' stata questa l'esperienza dei peccatori in fila silenziosa per ricevere il battesimo di Giovanni. Un cuore contrito e umiliato che Dio non disprezza. L'unico atteggiamento possibile, un cuore frantumato dalle Parole di Grazia dell'Annuncio Evangelico. La Parola ascoltata, accolta e sigillata per mezzo dello Spirito Santo: "La preparazione dell'uomo ad accogliere la grazia è già un'opera della grazia. Questa è necessaria per suscitare e sostenere la nostra collaborazione alla giustificazione mediante la fede, e alla santificazione mediante la carità. Dio porta a compimento in noi quello che ha incominciato: « Egli infatti incomincia facendo in modo, con il suo intervento, che noi vogliamo; egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà già convertita » (Sant'Agostino, De gratia et libero arbitrio, 17, 33: PL 44, 901) come puntualizza ancora il Catechismo al N. 2001. Ne restano fuori coloro che, purtroppo spesso chiusi in un malinteso atteggiamento "religioso", presumono d'aver capito, d'essere a posto. I tanti "giustizieri" che, immaginandosi perfetti o quasi, s'arrogano il diritto di dispensare scudisciate a destra e a manca contro le tante ingiustizie che insanguinano il mondo. Dimenticando d'esserne responsabili esattamente come tutti gli altri. I principi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, ma non solo. E' infatti un atteggiamento diffuso e non lontano da noi, dalle nostre famiglie, dai nostri uffici, dalle file agli uffici postali, dalle nostre riunioni di condominio, dalle vie trafficate che ci conducono ai posti di lavoro o ai luoghi delle vacanze. SEmbra impossibile che il nostro cuore possa cambiare, che la pietra divenga carne. Ma c'è la Grazia. Essa è come una goccia d'acqua che instancabilmente scivola su un pezzo di ferro sino a corroderlo e a frantumarlo. E' ferro il nostro cuore oppresso dalle concupiscienze, dalle passioni, dal peso d'un passato non riconciliato. Dai peccati accumulati in una vita. Ed è acqua pura e silenziosa la Grazia che nel tempo lo bagna attraverso la predicazione, la Parola di Dio, i sacramenti, le persone e i fatti che Dio manda alla nostra vita. Siamo duri e cocciuti, ma di tutto è più forte la Grazia d'amore del Signore. C'è una figura nella letteratura che illustra magistralmente l'opera silenziosa della Grazia nel cuore dell'uomo. E' Kristin, la protagonista del romanzo "Kristin figlia di Lavrans". «L'ultimo pensiero chiaro [è scritto nelle ultime pagine, quando Kristin sta per morire] che ebbe fu che sarebbe morta prima che quei segni [i segni fatti misteriosamente da Dio sulla sua mano] fossero scomparsi, e la cosa le fece un gran piacere. Era un miracolo, qualcosa di incomprensibile, ma una cosa certa: Dio, ella lo sapeva, aveva stretto un patto con lei, un patto d'amore col quale la legava a sé in eterno, indipendentemente dalla sua volontà [la volontà ferita, il primo impulso di fronte ai fatti, alle tentazioni, un impulso che spesso si risolve in una catena di impulsi e anche, drammaticamente, di peccati], dai suoi pensieri terreni, questo amore era esistito sempre in lei [vi è un grido dello Spirito Santo al fondo del cuore di ciascuno, per quanto corrotto sia, un grido che non si può sopprimere e che accompagna l'uomo sino all'ultimo istante dell'agonia, un grido che può spegnersi solo con lo spirare, e per questo ogni uomo è un mistero e la Chiesa non può assolutamente dire chi sia sceso all'inferno, pur decretandone dogmaticamente l'esistenza], aveva agito come il sole sulla terra che dà alla fine i suoi frutti. Questi frutti nessuno avrebbe potuto distruggerli, né il fuoco dei desideri carnali, né l'orgoglio, né l'ira folle. Era stata serva di Dio, anche se ribelle, restìa, infedele nel cuore, con una preghiera falsa sulle labbra; una serva maldestra, insofferente davanti alla fatica, indecisa, ma Dio aveva voluto mantenerla lo stesso al suo servizio». Kristin era stata una donna, ferita ma non mortalmente. La sua carne non era la parola definitiva sulla sua esistenza. La Grazia, ispiegabilmente, misteriosamente, l'aveva condotta ed ora, al crepuscolo della vita, le stigmate incancellabili dell'Amore divino le si svelavano. Nell'infedeltà la Fedeltà. Nell'incoerenza, la Coerenza. Nella carne la grazia. E lei v'era STATA. Era LI'. Forse non avrebbe voluto, forse le sue labbra avran detto mille volte che no, non ci sarebbe andata in quella vigna. Ma si trovava, ora, al limite estremo dell'esistenza, proprio lì, in quella vigna tante volte negata. E vi aveva lavorato e faticato, il sudore d'ogni giorno; e non se n'era accorta. Il mistero della santità è tutto racchiuso in questo sguardo rivolto alla vita dalla soglia del Cielo: "Chi ha fatto tutto questo nella mia vita?". Farisei e sapientoni , ritti dinnanzi all'altare s'illudono di poter ringraziare per aver operato povere opere di carne senza Grazia alcuna. I pubblicani e le prostitute nascosti nella penombra dell'umiltà non alzano neanche lo sguardo. Ogni loro istante carnale è pregno di Grazia, la CHIAVE per il Cielo. « Dopo l'esilio della terra, spero di gioire furtivamente di te nella Patria; ma non voglio accumulare meriti per il cielo: voglio spendermi per il tuo solo amore [...]. Alla sera di questa vita comparirò davanti a te con le mani vuote; infatti non ti chiedo, o Signore, di tener conto delle mie opere. Tutte le nostre giustizie non sono senza macchie ai tuoi occhi. Voglio perciò rivestirmi della tua giustizia e ricevere dal tuo amore l'eterno possesso di te stesso... » (Santa Teresa di Gesù Bambino, Atto di offerta all'Amore Misericordioso: Preghiere: Opere complete (Libreria Editrice Vaticana 1997) p. 942-943) L'Avvento è anche questo, ogni giorno l'anticipo dell'ultima sera della nostra vita, le nozze eterne con l'eterno amore. Per Lui, anche oggi, ogni nostra miseria, per noi, anche oggi, ogni Sua Grazia.
| LUNEDI DELLA TERZA SETTIMANA DI AVVENTO Mt 21,23-27 In quel tempo, entrato Gesù nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: “Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?” Gesù rispose: “Vi farò anch’io una domanda e se voi mi risponderete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?”. Ed essi riflettevano tra sé dicendo: “Se diciamo: ‘‘dal cielo’’, ci risponderà: ‘‘perché dunque non gli avete creduto?’’; se diciamo ‘‘dagli uomini’’, abbiamo timore della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta”. Rispondendo perciò a Gesù, dissero: “Non lo sappiamo”. Allora anch’egli disse loro: “Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose”. "Lei non sa chi sono io. Come si permette?". Quante volte risuona tra le nostre labbra questa frase sbattuta a malo modo in faccia a qualche malcapitato. Vigile urbano, impiegato delle poste, funzionario del Comune che sia. Qualcuno su cui, comunque, far valere i nostri diritti. Quelli acquisiti dalla nostra posizione sociale, vera o presunta, o dalle nostre capacità, più presunte che vere. Gli altri, in genere, non comprendono chi siamo realmente. E non ci rispettano come meriteremmo. L'ingiustizia subita è un denominatore più che comune delle nostre esistenze. Chi ha autorità su di noi, e quale. Chi può entrare nella nostra vita e contestarne qualcosa. Chi pùò dirci qualcosa. Probabimente, a ben vedere, dovremmo rispondere NESSUNO. Moglie, marito, genitori, figli, colleghi, amici, suocere e nuore. Nessuno ha il benchè minimo diritto. Siamo noi il primo e ultimo criterio, non v'è spazio per invasioni di campo. Così con Dio. Anche se abiamo il soprabito che ancora odora di incenso. Anche se siamo assidui frequentatori di sacrestie. Qualsiasi cosa sconvolga o turbi i nostri piani è un attentato alla nostra stessa persona. E a noi non la si fa. Il Signore aveva rovesciato i tavoli dei cambiavalute, messo a soqquadro i locali del Tempio. Aveva fatto pulizia del profano e purificato il sacro. Avevarotto equilibri ormai consolidati. Aveva turbato le coscienze. Già, ma con quale autorità. Con quale autorità sconvolge tante volte la nostra vita, le gerarchie esistenziali così faticosamente conseguite. Come si permette, una malattia, un problema, un imprevisto. UNa delusione, un tradimento, un fallimento. Non è accettabile, e Dio non può far certe cose. Lo zelo, la gelosia infiammata d'un amante che arde d'amore. E' questa l'autorità di Gesù. I colpi di frusta con i quali sconvolge le nostre apparenti tranquille vite installate son mossi da un inguaribile zelo per i suoi amti. L'autorità della Croce, il Tempio del Suo corpo distrutto per amore, perchè in esso fosse distrutto la nostra carne di peccato, compromessa con il mondo e la corruzione. L'autorità dell'amore infinito. Dietro ogni colpo inferto alle nostre traballanti sicurezze v'è l'amore indomito di Chi non si rassegna a vederci corrodere l'anima. I commerci d'affetti e di promozioni, il contrabbando di sicurezze, la maschera del sacro e del religioso che così spesso indossiamo, tutto è sconvolto, ed è amore. Il puro amore che ci fa puri nel crogiuolo del Suo zelo. Non è un vigile che attenta al nostro onore di automobilisti vessati, è un Padre di misericordia che le tenta tutte pur di riscattarci dal tipidume che ci porta all'inferno. Se crolla tutto nella nostra vita è perchè Lui sta ricostruendo tutto. E tutto Nuovo in Lui, che viene alla nostra vita con l'autorità delle stigmate d'amore. Laciamoci sconvolgere oggi in questo nostro Avvento incontro all'Amato. |
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III DOMENICA DI AVVENTO ANNO A
I miracoli e i segni sono un annuncio. Sono un passaggio a qualcosa di infinitamente più grande. Gesù E' l'inviato alla nostra vita, non dobbiamo attendere nessun altro. Tutto quel che il nostro cuore desidera è Lui. L'unico amore, l'unica felicità, l'unica salvezza. E i segni, avendo occhi per riconoscerli, sono davanti a noi. Le nostre vite salvate, la nostra deboleza redenta.Ma non basta. I segni segnalano. fermarsi nei segni è rallegrarsi per la carta di un regalo e dimenticare il regalo. I segni ci saziano, ma per avere ancora fame. Per quaesto non è raro che dopo aver accolto i segni del Messia, ne rifiutiamo il cuore, l'opera essenziale e decisiva. Ci scandalizziamo. Della Croce. Della carne crocifissa, di un amore che sconvolge. I segni preparano l'avvento del Signore. La Sua Croce nella nostra vita. Questo Avvento è una beatitudine: prepararci alla Croce. Un bambino deposto nello squallore d'una mangiatoia. A questo ci stiamo preparando in questo tempo, incontrare l'inimmaginabile. Un bambino che è la salvezza, un bambino nato per la Croce. Accoglierlo o scandalizzarsi. Come accogliere o inciampare negli eventi difficili, di fallimento e sofferenza della nostra vita. La Sua mangiatoia e la Sua Croce sono lì, nelle nostre ore difficili. Dove si gioca la nostra felicità. Beati se non ci scandalizziamo d'un Dio che ci ama fin dentro il nostro pianto più amaro. Beati noi se lo accogliamo lì dove arriva, lì dove forse vorremmo cancellare tutto. Con Lui non si butta nulla, tutto è santo. Beati i nostri occhi oggi se lo incontreranno. |
| SABATO DELLA SECONDA SETTIMANA DI AVVENTO Mt 17,10-13 Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?” Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”. Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista. Sono molti i profeti inviati alla nostra vita. E li trattiamo come vogliamo. Elia è il precursore, colui che prepara le strade a Gesù. Incarnato in Giovanni Battista. E il nucleo della sua predicazione è la conversione e la penitenza. Si Elia bussa ogni giorno alla nostra vita recando il volto delle persone che incontriamo, le più vicine, in famiglia e al lavoro ad esempio. La storia che viviamo, con i suoi eventi e le sue persone, incarna ogni giorno per noi le parole del Battista. La nostra vita è una chiamata a conversione. Ogni accadimento è una parola che ci invita aa aprire le porte a Cristo. A non temere e a lasciarci amare da Lui. Come Pilato, che non era profeta, tra Gesù e Barabba invitava la folla a scegliere. E scelsero Barabba, la giustizia umana, la rivendicazione dei diritti, le proprie ragioni. Così ogni giorno il Signore ci interpella attraverso i fatti che si succedono nella nostra vita. Una voce s'alza tra le pieghe dei fatti e ci scuote come una lama che penetra sin nelle giunture più profonde. "Da che parte stai? A chi appartieni?" E' ineludibile. L'unica fuga è strozzare la parola. E' fare della parola e dei suoi mesaggeri quel che vogliamo. Uccidere, parola e messaggero. La Scrittura spesso ritorna su questo tema decisivo. I profeti, i capi, gli angeli, gli Apostoli e Gesù insistono sempre: "Convertitevi!" Lasciare se stessi per accogliere Lui. Questa è la conversione. Guardare a Colui che ci chiama, nei volti di chi ci è accanto, negli accadimenti che ci coinvolgono. Lui, il Signore si fa carne a Betlemme, un paesino della nostra vita, l'oggi che siamo chiamati a vivere. Davanti a noi due vie due. O con Lui o contro di Lui. "Lungi da noi abbandonare il nostro Dio che ha operato per noi tante meraviglie" disse il popolo a Sichem. Lungi da noi oggi restare in noi stessi. Alziamo lo sguardo e abbandoniamoci a Dio, sono preparate per noi meraviglie indescrivibili. Prepariamoci anche oggi, con la preghiera e la penitenza ad accogliere Gesù, non tarderà. |