| IL VANGELO DEL GIORNO |
| Gv 8,51-59 In quel tempo, disse Gesù ai Giudei: “In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte”. Gli dissero i Giudei: “Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: ‘‘Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte’’. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?”. Rispose Gesù: “Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ‘‘È nostro Dio!’’, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”. Gli dissero allora i Giudei: “Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono”. Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio. |
| Il commento al Vangelo |
| “Chi pretendi di essere?”. Si, quante volte nella nostra vita ricorre questa domanda. Spesso ben celata dietro maschere religiose, altre volte brutalmente espressa nell’incapacità di accettare l’evidenza dei propri limiti. La morte esiste. E Qualcuno, anche oggi, pretende di annunciare che una semplice Parola è capace di vincere la morte. Il padre stesso della fede è morto, accidenti, e ora basterebbe una Parola? Per di più di un povero Galileo che ha tutto dell’indemoniato?. E’ molto profondo. Questo Vangelo tocca un punto molto sensibile in ciascuno di noi: la nostra fede, il nostro modo di aver fede. E lo contesta. Lo relativizza. Lo fa a pezzetti. Le nostre certezze circa la vita, la morte, e su come stare al mondo. Religiosamente. Le nostre tradizioni, le nostre interpretazioni, le nostre conoscenze. Il nostro modo d’essere figli di Dio. Messa. Preghiere. Gruppi, comunità, e chi più ne ha più ne metta. Ma nel cuore una certezza: “ Anche i profeti sono morti”. Alla fine il destino è la morte. Non si scappa. Anche se ogni domenica ripetiamo di credere nella Risurrezione, nella vita eterna, la nostra vita reale, i nostri criteri, i nostri atti tradiscono qualcosa di molto diverso. I profeti sono morti, e noi anche noi moriremo. Per questo cerchiamo giustizia, ci attacchiamo al denaro, idolatriamo il corpo e la salute, buttiamo l’anima in cose da nulla. L’idolatria di cui siamo schiavi è la prova più chiara del dubbio che ci attanaglia. I profeti sono morti, e Gesù, in fondo, chi si crede d’essere. Già. “Voi, chi dite che io sia?”. Una stilettata fin dentro il cuore. Chi è Gesù? Lo conosciamo davvero? “Prima che Abramo fosse, Io Sono”. Lui è la Vita prima d’ogni altra vita e oltre ogni morte. Lui è la Parola creatrice, capace di oltrepassare le barriere del sepolcro, di risuscitare Lazzaro, di aprire il Cielo. La Sua Parola è la Parola del Padre, l’eterna Parola che non passerà mai. Osservarla. Ascoltarla e custodirla, coma Maria. Il segreto della Vita è tutto qui: Ascoltare e custodire. Meditare, ruminare, pensare, stringere la Parola. Conoscere. Amare. Una carne con la Parola incarnata. Una cosa con Lui, il nostro Signore, oggi, la Sua Vita a darci vita ovunque la morte ci bracchi desiderando farci suoi. La Sua Parola, il Suo amore più forte della morte. Di oggi e di sempre. Vittoria e Vita eterna in Cristo Gesù. Di fronte agli sconvolgimenti della vita ci è data una Parola. In essa, e solo in essa ci è donata la Vita. MERCOLEDI DELLA V SETTIMANA DI QUARESIMA IL VANGELO DEL GIORNO Gv 8,31-42 In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: ?Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi?. Gli risposero: ?Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi??. Gesù rispose: ?In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!?. Gli risposero: ?Il nostro padre è Abramo?. Rispose Gesù: ?Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l?ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro?. Gli risposero: ?Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!?. Disse loro Gesù: ?Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato?. IL COMMENTO AL VANGELO Il peccato è la menzogna. Non amare è peccato. Tutto quello che è pensato e compiuto senza amore è peccato. Porta in sè il germe della menzogna ed è destinato a corrompersi. Peccato e morte sono inscindibilmente uniti. Generare per la morte. Un padre e una madre concepiscono e generano un uomo per morire. Così è per i nostri pensieri, e per le nostre azioni. Se non sono per amore, non sono vere. ?Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova....? (1 Cor. 13, 1 ss.). Apparenza di vero, menzogna reale. Generati per la morte, e opere e pensieri per la morte. Figli d?una menzogna, è la nostra esperienza. Affanni, preoccupazioni, tutto per nulla.Quello che è generato dal diavolo partorisce illusione e morte. Ne fanno l?esperienza chi gli appartiene. Per parentela. Stretta. Una menzogna ha gettato la morte nel mondo, la Verità ha vinto la morte. Il Padre. Il Suo amore infinito. UnFiglio donato, la Sua Parola fatta carne e discesa negli inferi della menzogna. Ascoltare la Sua Parola è l?unica salvezza. La Sua Parola è il seme che ci fa rinascere a vita nuova, il Vangelo annunciato l?unica nostra speranza. Rimanere nella Sua Parola è l?unica garanzia d?immortalità. Ascoltare, e vivere. Ascoltare, e guarire. Ascoltare ed essere liberi. Ascoltare ed amare. Nella Sua Parola la Verità, l?unica, quella dei fondamentalisti dell?amore. Rigenerati nella Parola di Dio, ricreati quali figli di Dio, finalmente creature nuove e libere, ogni nostro pensiero ed ogni nostra azione diventano fonti di vita. Eterna. Dov?era la morte sorge la vita, per la Sua Parola. MARTEDI DELLA V SETTIMANA DI QUARESIMA Vangelo Gv 8,21-30 In quel tempo, Gesù disse ai farisei: "Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire". Dicevano allora i Giudei: "Forse si ucciderà, dal momento che dice: Dove vado io, voi non potete venire?". E diceva loro: "Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati". Gli dissero allora: "Tu chi sei?". Gesù disse loro: "Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui". Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite". A queste sue parole, molti credettero in lui. COMMENTO AL VANGELO Una porta stretta, il cammino alla vita. Impossibile andare con il Signore, seguirlo fin dove Lui va, senza passare per la porta stretta. Impossibile per il peccato, l'incredulità. Lo scandalo della debolezza. Da Nazaret non può venire nulla di buono, Galilea dei Gentili, lontana, perduta, maledetta. Un branco di cani, così erano chiamati i pagani. E Gesù, questo presunto Messia, proprio da quel posto doveva venire. No. Non sorge profeta in Galilea. No, nessuna salvezza in questa nostra Galilea di oggi, impossibile. Questa famiglia, questi figli, questo lavoro. E la salute, e i soldi, e questo niente che siamo, disprezzati, incompresi, abbandonati. E il peso della storia, la violenza subita, l'ingiustizia patita, la scuola sbagliata, gli amici violenti, la povertà. Galilea dei Gentili, il Messia non viene da queste parti, tutto troppo lontano, diverso da Gerusalemme. La nostra vita dimentica di Dio e da Lui dimenticata. Non cambierà nulla. Mai. Ecco il peccato. L'incredulità, lo scandalo, l'inciampo davanti alla carne di Dio, inverosimile, incredibile. Le Sue piaghe, le Sue lacrime, il Suo dolore. Non si può credere d'essere amati così, al punto che Dio quasi rinunci d'essere Dio per puro amore nostro. Dio fatto carne perchè nulla di noi ci separasse da Lui. Nessuno ci ha mai amati così, non è credibile , è folle il solo pensarlo. E morire nei nostri peccati. Tutti quelli che si ripetono giorno dopo giorno, come gocce che scendono da un rubinetto mal chiuso. L'incredulità, madre d'ogni peccato. Dio non è amore, e questo basta. Appartenere alla terra, il cielo chiuso, nessuna speranza, e gli occhi stampati sull'angusto momento che viviamo. Senza amore, senza senso. E una Croce. Innalzata. E Dio Crocifisso, "Io sono" consegnato al patibolo e al sepolcro. A ciascuno di noi. Per amore. Gratuitamente. E' l'unico segno, l'opera di Dio, la Sua volontà compiuta: l'amore senza limiti, Lui consegnato a noi senza riserve. Lì, sulla Croce, la Sua che è la nostra. La Sua carne crocifissa in una carne con la nostra ferita, moribonda, distrutta. Lui innalzato al centro della nostra vita, quella di oggi, è il Suo Golgota. La nostra storia, tutta, diventa così il centro della Storia, dove il Suo cuore squarciato ha effuso sangue ed acqua a guarire le nostre ferite. La Sua Vita ora a distruggere la nostra morte. Amati, amati, amati. Ora, così come siamo. Ora, laddove noi siamo. Una porta stretta, la nostra croce. La Via, la Verità, la Vita. Lui, crocifisso per noi. E noi crocifissi con Lui. La Sua Croce ad aprirci il cammino per andare dove Lui ci ha preparato un posto. La nostra vita, assunta nella fede nel suo amore, è il cammino al cielo. Lui torna anche oggi a prenderci e a portarci con Lui. Tutto ciò che in noi non è Lui e appartiene alla terra, tutto quello che ci separa da Lui, è ormai crocifisso nei suoi chiodi e distrutto. E, finalmente liberi, abbandonati al Suo amore, crocifissi nella Sua misericordia possiamo entrare, oggi, con Lui nel Regno. Di pace. Di gioia. D'amore. LUNEDI DELLA V SETTIMANA DI QUARESIMA Gv 8,1-11 In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma all?alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: ?Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici??. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell?interrogarlo, alzò il capo e disse loro: ?Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei?. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: ?Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata??. Ed essa rispose: ?Nessuno, Signore?. E Gesù le disse: ?Neanch?io ti condanno; va? e d?ora in poi non peccare più?. IL COMMENTO AL VANGELO Una donna. Un peccato. L?umanità. I suoi peccati. Adulterio e idolatria. Una vita gettata nei letti degli amanti, e solitudine acre, tanta passione e niente amore. Solitudine. Come ora, lì nel mezzo, gli occhi e le mani puntati su di lei, le pietre pronte a colpire. E noi e i nostri giorni dissolti tra gli idoli muti incapaci d?amore, prestigio, denaro, affetto. E sempre più soli, un pugno di mosche tra le mani, sbattuti in mezzo alla strada, tremanti, aspettando solo la morte. La condanna già emessa, dev?essere solo eseguita. Si, così è la nostra vita, un battito di ciglia impaurito, rincorrere la gioia nella palude della solitudine. E invece siamo soli. Per quanto facciamo, pensiamo, desideriamo, siamo soli. Come questa donna. Nudi, come Adamo ed Eva. Il peccato appena consumato a piagare le spalle d?un peso insopportabile, ed una condanna sul capo, la morte in agguato. La fine d?ogni residua speranza. Quanti giorni così, quante ore. Alienazioni vuote, peggiori d?una lapidazione. Illusioni, a ferirci più d?una coltellata. In mezzo alla strada. In fondo alla vita. E Il Suo sguardo. Era lì. Ad aspettare. La storia che sembra stracciarci gli ultimi istanti, ci trascina da Lui. Dove tutto sembra perduto, dove le conseguenze dei nostri peccati sembrano gettarci senza speranza, dove la polvere secca d?una vita esanime sembra soffocare l?ultimo gemito, proprio lì ad insegnare. Il Suo trono di misericordia, la Sua cattedra d?amore. Il perdono, ad aspettare i nostri peccati. Il Suo sguardo, a sanare le nostre paure. Il Suo dito pigiato sulla terra, le Parole d?amore segnate con la potenza dello Spirito sui nostri poveri cuori. Di terra siam fatti, dalla terra veniamo, i nostri giorni come erba del campo, svaniscono in un baleno. Terra e carne, incapaci d?amare. La legge scritta dal dito di Dio sulle tavole di pietra, il cammino della vita tradito da cuori di pietra. E il Figlio, la Parola fatta carne perché a carne possa compiere la Parola, il dito di Dio nel dito del Figlio, lo Spirito Santo a cacciare il demonio, a riscattare le nostre vite, a scrivere la Legge nella nostre debolezze (L?inno ?Veni, Creator Spiritus? invoca lo Spirito Santo come ?digitus paternae dexterae ? dito della destra del Padre?). Dov?è abbondato il peccato ha sovrabbondato la Grazia. Dove sono i nostri accusatori? Dove sono i nostri giustizieri? Dov?è il documento della nostra condanna? Tutto è svanito, ogni giudice s?è dileguato all?apparire della verità. Siamo soli finalmente, d?una benedetta solitudine. Quella che ci svela il volto di Dio nello sguardo di Cristo. Soli, per Lui. Senza speranza, per sperare solo in Lui. Senza gioia, per gioire solo di Lui. Senza nulla, per avere solo Lui. Noi e Lui, Noi in mezzo e Lui con noi. Dove tutti ci abbandonano, dove tutto ci condanna, e giustamente, e ragionevolmente, il Suo amore, l?ultima Parola. Gesù, il comandamento del Padre scritto sulla terra della nostra esistenza, il cielo inciso sul nostro cuore, la misericordia nella nostra debolezza. « Tu certo devi averlo sentito / con « ferro e fuoco scavare la pietra, / perché mai più sulla terra qualcuno / solo scalfire potesse quei segni. / No, non poteva che essere lui, / che ti erompeva da dentro il cuore». David M. Turoldo V DOMENICA DI QUARESIMA ANNO A IL VANGELO DEL GIORNO Gv 11,1-45 In quel tempo, era malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: ?Signore, ecco, il tuo amico è malato?. All?udire questo, Gesù disse: ?Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato?. Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Quand?ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi, disse ai discepoli: ?Andiamo di nuovo in Giudea!?. I discepoli gli dissero: ?Rabbi, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo??. Gesù rispose: ?Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce?. Così parlò e poi soggiunse loro: ?Il nostro amico Lazzaro s?è addormentato; ma io vado a svegliarlo?. Gli dissero allora i discepoli: ?Signore, se si è addormentato, guarirà?. Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: ?Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!?. Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse ai condiscepoli: ?Andiamo anche noi a morire con lui!?. Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Betania distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: ?Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà?. Gesù le disse: ?Tuo fratello risusciterà?. Gli rispose Marta: ?So che risusciterà nell?ultimo giorno?. Gesù le disse: ?Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo??. Gli rispose: ?Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo?. Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: ?Il Maestro è qui e ti chiama?. Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: ?Va al sepolcro per piangere là?. Maria, dunque, quando giunse dov?era Gesù, vistolo, si gettò ai suoi piedi dicendo: ?Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!?. Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: ?Dove l?avete posto??. Gli dissero: ?Signore, vieni a vedere!?. Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: ?Vedi come lo amava!?. Ma alcuni di loro dissero: ?Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse??. Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: ?Togliete la pietra!?. Gli rispose Marta, la sorella del morto: ?Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni?. Le disse Gesù: ?Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio??. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: ?Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l?ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato?. E detto questo, gridò a gran voce: ?Lazzaro, vieni fuori!?. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: ?Scioglietelo e lasciatelo andare?. Molti dei Giudei che eran venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui. IL COMMENTO AL VANGELO Un fremito. Un graffio nel cuore. E lacrime a rigare le guance. L?amore di Gesù, la Sua gelosia. Un sacro ardore, il pianto per un destino di morte che non può sopportare. Il peccato, e la morte sua figlia, no, non le può sopportare. Vedere Lazzaro ridotto così, e in lui tutti noi. Sapeva bene che lo avrebbe risuscitato, il pianto era per qualcosa d?altro. Un fremito che gli ha sconquassato il cuore. Una pietra e un sepolcro, e l?odore di morte. No. ?Dio non ha creato la morte, e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l?esistenza: le creature del mondo sono sane, in esse non c?è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra, perché la giustizia è immortale? (Sap. 1,14-15).Quel sepolcro invece mostra la sconfitta di Dio, il Suo amico, i Suoi amici in una tomba, e sono ormai già quattro giorni, un?eternità, e cattivo odore, putrefatte le speranze. ?Si, Dio ha creato l?uomo per l?immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo, e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono? (Sap. 2,23-24). La menzogna sorta dall?invidia, e l?orgoglio iniettato e terribili marchi di schiavitù. Adamo, Lazzaro, tutti noi, costretti a compiere i voleri del padre nostro, giorno dopo giorno, inganno dopo inganno, sin o a scendere nel buio d?un sepolcro. E una pietra come un timbro sul certificato di morte. Il freddo, il buio, la morte. Ed il Suo pianto, l?Immortale prostrato dinnanzi al mortale, la Vita singhiozzante davanti alla morte. Un fremito, la gelosia dell?amato. Tradito dall?amata ingannata. E ardore, e fuoco, e zelo, e una passione indomita. Il Suo grido, una chiamata, ?Alzati amica mia, alzati mia bella e vieni. L?inverno è passato, i fiori sono apparsi nei campi?. O mia colomba che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce?? (Ct. 2, 10 ss.). Il Suo amore infinito, le grandi acque non possono spegnerlo, né i fiumi travolgerlo (cfr. Ct. 8,7), più forte della morte, un fuoco divoratore, la passione d?un Dio geloso (cfr. Dt. 4,24). Il Suo sguardo sulle rovine della nostra vita, sul dolore di tanti, di troppi. E il Suo troppo amore, le lacrime e un grido incontenibile: ?Lazzaro, vieni fuori!?. E di più, la Croce, e il sepolcro, il Suo che è il nostro. E la Sua carne benedetta dentro la nostra corruzione, i nostri matrimoni, i nostri lavori, i nostri studi, i nostri divertimenti, tutto sporcato e invelenito dalla primordiale menzogna. Ed il Suo amore fin dentro la morte nostra più vera, quella che oggi ci ruba la gioia e ci consegna alla cella del dubbio. Lui, la Sua morte a portar vita alla nostra morte. ?Vieni fuori?, Lui è la Risurrezione e la Vita, qui ed ora, nel Suo perdono. Tutto per la Gloria, anche la morte, anche il peccato, nelle Sue lacrime di misericordia, l?acqua verginale che ridona purezza ad una vita impura, e adultera, e idolatra. Le Sue lacrime, l?acqua della Vita, il battesimo dove affogare l?uomo vecchio preda del demonio, i carri del Faraone e il suo esercito, i peccati e le menzogne e gli inganni. Le Sue lacrime, la Vita Nuova, risorta dalla morte, le nostre riconsegnate all?autentico destino, la Sua immagine in noi, l?eternità nostra patria. Nelle Sue lacrime la Sua Gloria, l?uomo vivente strappato dalle catene della morte. La nostra vita oggi, piena di debolezze, paure, e peccati, sono il Trono alla Sua misericordia. La nostra Croce, il nostro sepolcro, proprio questi, sono il candelabro della Sua Gloria. Oggi, nel Suo fremito d?amore, bagnati dalle Sue lacrime, raggiunti dalla Sua Voce misericordiosa, così come siamo, lode della Sua Gloria. Vivi ritornati dal sepolcro, incarnazione dell?amore che ha vinto la morte. Oggi, la nostra vita è il Mistero pasquale del Signore, la Luce, l?unica, ad illuminare il mondo, la storia, ogni uomo. Buona domenica. |
| TELEGRAFANDO |
| opi. L'emancipazione tecnologica ha ridotto l'uomo in topo. Le notizie di oggi ce lo annunciano spietatamente. Ed è agghiacciante. La vita ridotta ad una fogna, in una fuga perenne, lo sfamarsi quale unico senso dato ai giorni da vivere. Topi. "Oh Signore nostro Dio, che cosa è un uomo perchè te ne curi?" Curatene ti preghiamo, distruggi le nostre pseudo-conquiste, aiutaci a restare uomini. Per incontrare l'Uomo ed essere salvati. |
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| LA BUSSOLA |
| SHEMA' ISRAEL, INCULCALE AI TUOI FIGLI. La Chiesa, seguendo le orme di Israele, ha sempre considerato fondamentale la trasmissione della fede ai figli da parte dei genitori. Quando si parla di matrimonio troppo spesso si dimentica questo aspetto importantissimo, che costituisce parte integrante della realizzazione del sacramento.... |
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| Gandhi non era pacifista Antonio Socci Quando il film di Richard Attenborough sulla vita del Mahatma Gandhi (interpretato da Ben Kingsley) ricevette l’Oscar, Joe Morgenstern sibilò: "Gandhi è tutto ciò che i membri votanti dell’accademia vorrebbero essere: morale, abbronzato e magro". |
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| DOCUMENTAZIONE |
| Pubblichiamo ampi stralci del comunicato finale della sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente, svoltasi a Roma presso la sede della Conferenza episcopale italiana dal 7 al 9 marzo. Il testo integrale è consultabile nel sito Internet www.chiesacattolica.it. |
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| "Una cosa era certa: Dio, ella lo sapeva, aveva stretto un patto con lei, un patto d'amore col quale la legava a sé in eterno, indipendentemente dalla sua volontà, dai suoi pensieri terreni, questo amore era esistito sempre in lei, aveva agito come il sole sulla terra che dà alla fine i suoi frutti. Questi frutti nessuno avrebbe potuto distruggerli, né il fuoco dei desideri carnali, né l'orgoglio, né l'ira folle. Era stata serva di Dio, anche se ribelle, restia, infedele nel cuore, con una preghiera falsa sulle labbra; una serva maldestra, insofferente davanti alla fatica, indecisa, ma Dio aveva voluto mantenerla lo stesso al suo servizio". (S. Undset, Kristin figlia di Lavrans, Rizzoli) |