I SEGNI DEI TEMPI

Esortiamo pure voi, figli carissimi, a cercare quei "segni dei tempi" che sembrano precedere un nuovo Avvento di Cristo fra noi. Maria la portatrice di Cristo, ci può essere maestra, anzi Ella stessa l'atteso prodigio (Paolo VI, all'Angelus del 5 dicembre 1976)

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Utente: nanto
Mi chiamo Antonello Iapicca, sono un presbitero italiano missionario in Giappone, a Takamatsu, da molti anni. Ora mi trovo in una zona di 200.000 abitanti dove non vi è presenza cattolica, annunciando il Vangelo insieme a due famiglie missionarie, una italiana e una spagnola.

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venerdì, 09 settembre 2005

 
     
Medjugorje
Messaggio del 25 Agosto 2005

Cari figli, anche oggi vi invito a vivere i miei messaggi. Dio vi ha donato questo tempo come tempo di grazia perciò, figlioli, sfruttate ogni momento e pregate, pregate, pregate. Io vi benedico e intercedo davanti all’Altissimo per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. 
 
 
 
 
Lc 6, 39-42
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. 
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipòcrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».  
 
 
 
 
   Essere ben preparato significa essere umile. Conoscersi, sino in fondo. Al termine del cammino di preparazione catecumenale, il neofita della Chiesa primitiva aveva chiara la consapevolezza della sua debolezza, che senza il Signore non poteva far nulla, che l'uomo vecchio fatto di passioni e di menzogne doveva essere annegato nelle acque del battesimo. Non v'era altra soluzione, perchè aveva imparato a conoscersi e a conoscere Colui che lo aveva chiamato ed eletto ad essere cristiano. Era "illuminato", i suoi occhi erano stati aperti, aveva visto il Signore risorto nelle opere soprannaturali che stava compiendo in Lui. Nessuna gloria vana, nessuna superbia, solo una grande umiltà per spogliarsi del primo Adamo, la trave che per tutta la vita gli aveva gravato sugli occhi impedendogli di vedere, per rivestire il secondo Adamo, la vita celeste di Dio che lo aveva chiamato, amato e purificato. La vita di Grazia, una vita "graziata". Abbiamo oggi anche noi questa consapevolezza tutta cristiana di sapersi uno scampato all'inferno? Ci conosciamo oggi al punto di metterci, come Silvano del Monte Athos, negli inferi e, lì, attendere istante dopo istante la Sua misericordia? "Una volta Silvano durante il servizio notturno voleva fare un inchino fino a terra davanti all’icona del Salvatore, ma improvvisamente vide davanti a se la figura del diavolo che aspettava che gli si inchinasse davanti. “Signore, cosa fare?” – gridò Silvano- subito sentì nel suo cuore la risposta: “I superbi sempre soffrono per la presenza del demonio. Tieni il tuo intelletto nell’inferno e non disperarti”. La rivelazione di Dio fu ravvivante per Silvano. Da quel momento spesso ripeteva: “Presto muoio e la mia anima crudele scenderà nell’inferno nero, lì soffrirò solo nel fuoco e piangerò senza il Signore: dove sei, Luce della mia anima? Perché mi hai abbandonato? Non posso vivere senza di Te.”
Da quel momento la grazia stava sempre nel cuore del santo. E' questa la Grazia che oggi ci attende. La Luce capace di guidare la nostra vita e quella di chi vive con noi e a noi è affidato, in famiglia, al lavoro, ovunque sia. La Grazia della Santa umiltà di Cristo, la perla preziosa che ci fa felici. L'unica
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 “Straordinario! Il Signore non ha dimenticato me, sua creatura caduta! C'è chi si dispera perché crede che il Signore non perdonerà il suo peccato. Ma pensieri simili vengono dall'avversario. La misericordia del Signore è tale che noi non riusciamo neanche a percepirla in pienezza. L'anima che nello Spirito Santo è stata colmata dall'amore di Dio conosce davvero lo smisurato amore del Signore per l'uomo. Ma quando smarrisce questo amore, allora è angosciata, affranta: la mente non pensa ad altro, ma cerca Dio solo. Un diacono un giorno mi raccontava: “Ho visto Satana vestito da angelo di luce e mi ha lusingato dicendomi: 'Io amo gli ambiziosi: saranno mia proprietà! Tu sei ambizioso e perciò ti prenderò con me!'. Ma io gli risposi: 'Sono il peggiore di tutti'. Satana, allora, immediatamente sparì”. Anch'io ho vissuto qualcosa di simile quando mi apparvero i demoni. Nella mia paura esclamai: “Signore, vedi che i demoni mi impediscono di pregare. Dimmi tu cosa fare perché fuggano lontano da me”. E il Signore mi confidò: “I demoni non cessano di tormentare le anime orgogliose”. Replicai: “Signore, illuminami; quali pensieri renderanno umile la mia anima?”. Questa la risposta che ricevetti: “Tieni il tuo spirito agli inferi, e non disperare!”. Da allora iniziai a fare così e tutto il mio essere ha trovato pace in Dio. L'anima mia impara l'umiltà dal Signore. Mistero insondabile: il Signore mi si è manifestato e ha ferito il mio cuore con il suo amore, poi si è nascosto e ora la mia anima anela a Dio giorno e notte (cfr. Sal 42, 2). Egli, come pastore buono e misericordioso, è venuto a cercare me, la sua pecora ferita dai lupi, e mi ha curato”.  (Silvano del Monte Athos)
 
 
IL SANTO DEL GIORNO
 
 
 
 
Kosovo la Chiesa ortodossa è sotto assedio. ( Giona ci segnala il video – impressionante - dell’incendio e della dissacrazione della Chiesa di S. Andrea a Podujevo (6 MByte, in formato Windows Media Player), e ci segnala anche che i fatti di Podujevo si possono seguire anche qua (potete vedere le foto tratte dal video di prima e scaricarlo anche da qua), mentre nel sito della Diocesi di Raska e Prizren possiamo saperne di più su quanto sta accadendo. L’ultimo appello, di oggi, è per salvare una Chiesa a Pristina.) ( Fonte: www.stranocristiano.it)
 
 
 
Gli intellettuali dopo la fine delle ideologie
 
 
 
 
La estrella de Colonia
 
 
 
CARISMI

 
 
VERITATIS SPLENDOR
 
La belleza que salva
 
 
SOCIETA’
 
 

CULTURA
 
 
 
La libertà è il bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini L'intervento di don Julián Carrón al Meeting di Rimini 2005.
postato da: nanto alle ore 18:08 | link | commenti
categorie: il vangelo e il commento
giovedì, 08 settembre 2005

 
     
Medjugorje
Messaggio del 25 Agosto 2005

Cari figli, anche oggi vi invito a vivere i miei messaggi. Dio vi ha donato questo tempo come tempo di grazia perciò, figlioli, sfruttate ogni momento e pregate, pregate, pregate. Io vi benedico e intercedo davanti all’Altissimo per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. 
 
 
 
 
 
Mt 1,1-16.18-23
Dal vangelo secondo Matteo
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. 
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadab, Aminadab generò Naasson, Naasson generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. 
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. 
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, Zorobabèle generò Abiud, Abiud generò Eliacim, Eliacim generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliud, Eliud generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. 
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 
Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 
Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». 
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa "Dio con noi". 
 
 
 
 
  Un nome generato dal Cielo. Figli nel seno immacolato di Maria. In Lei abbiamo ricevuto le sembianze del Figlio, la stessa natura di Dio. E abbiamo paura di noi stessi. Della nostra ombra, degli spigoli del carattere, delle nostre incertezze, delle parole, dei gesti. Per paura siamo schiavi, soggetti ad un padrone che ci tira per il collo e ci fa compiere quel che non vorremmo, ci fa pronunciare parole che neanche ci sogniamo. Ci fa pensare male di noi stessi. E di Dio. Si, la prima paura, il terrore della morte che ci fa schiavi dal principio è il timore di noi stessi. Della nostra riuscita, del nostro modo d'essere, del rifiuto di chi vorremmo amare. La paura d'essere noi stessi. Non ci amiamo, ci disprezziamo, ci idealizziamo in un mondo di sogni, ci impegniamo a cambiare e a mostrarci "commestibili", accettabili, presentabili, amabili. E le scottature di delusioni a grappoli aumentano il disprezzo, e il giudizio, che catapultiamo immancabilmente su chi ci è prossimo. La paura e lo scandalo di un'infinita distanza. La lacerazione come una ferita sempre aperta tra la sublimità della nostra vocazione e l'infinita inadeguatezza di ciò che riteniamo sia il nostro essere, e il nostro modo di stare al mondo. Lo scandalo e la paura di Giuseppe. Qualcosa di strano, fuori dai calcoli e dalle regole della vita, la vita di Dio appare dove nessuno se lo aspetta. Senza preavviso, senza chiedere il permesso, al di là di ogni legge. Addirittura al di là della stessa Legge di Dio. Incinta fuori del matrimonio. Maria. Promessa sposa, ma non ancora sposa. Da schiantare il cuore. Lo schianto dell'Incarnazione, evento imprevisto sul crinale della Storia. E Giuseppe assorto, tremante, impaurito, a cercar modi e parole per ovviare all'imponderabile. Come noi, oggi, dinnanzi alla nostra vita, alla nostra storia. Alle briciole di un'esistenza che vorrebbe avere capo e coda, e non ne trova in nessun percorso logico. Umano. "Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perchè quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo". Tua sposa. La promessa sposa è "già" sposa, la Provvidenza di Dio ha precorso il tempo. Ha infranto le regole del mondo, la biologia del cosmo disegnando, dall'eterno e per l'eterno, un cammino di salvezza tra le piaghe dell'umanità peccatrice. Verranno le acque amare per Maria. Verranno gli insulti, i sorrisi ironici. Verrà la spada. Anche Lei, Immacolata Concezioane, senza peccato s'è fatta peccato per partorire al mondo il Dio fatto peccato. Lo schianto dell'Incarnazione, il cammino della Misericordia dentro la storia di peccato delle generazioni degli uomini. La Madre e il Figlio senza ombra alcuna di peccato tacciati di peccato. la Croce per entrambi. L'amore estremo e folle di Dio. Amore totale e gratuito ai peccatori. Per salvarli, e farli Dio, ha fatto peccato la Madre e il Figlio. L'arduo cammino dell'amore. Gesù al Giordano, nella fila dei peccatori, e Maria incinta fuori del matrimonio. Ma c'è una verità nascosta, il mistero che fa tremare la terra, Lei "è" già sposa agli occhi di Dio, Lei è santa, Lei è la Madre santa del Figlio santo. Dio nascosto nella carne dell'uomo. Solo gli occhi di Dio vedono "oltre" l'angusto sguardo dell'uomo. Lo stupore e la paura di Giuseppe. Il nostro stupore, la nostra paura. E la parola dell'Angelo rivolta oggi a ciascuno di noi, un balsamo di pace e di speranza: " Non temere", non temiamo di prendere con noi Maria, la Figlia di Sion, la Donna, la nostra storia. In Lei siamo generati, e quel che è generato in Lei è opera dello Spirito Santo. Siamo dunque opera del respiro di Dio, la Sua vita è dentro la nostra vita. La carne la sorregge a malapena, la tenda d'argilla che sono le nostre membra peccatrici, quelle zolle di terra che ci scandalizzano, ci bloccano, ci impauriscono non sono che la povera stalla di Betlemme dove Dio ha voluto prendere dimora. Dove Dio ha voluto nascere al mondo. Non abbiamo paura di noi, delle nostre debolezze, di tutto quello che in noi oggi non quadra, del nostro astruso passato, del nostro incerto futuro. Quel che è in noi, quello che ci genera oggi a questo giorno come ad ogni giorno è il dito di Dio; il soffio del Suo Spirito dà vita alla nostra morte. In Dio siamo "già" sposati con il Suo Figlio, siamo Suoi da sempre, da prima della creazione del mondo. E' Lui il nostro destino, la nostra debolezza è una debolezza in più allineata nell'albero genealogico di Gesù. Noi siamo il suo destino e Lui è la nostra Patria. Il nostro cielo. La nostra Vita. Siamo preziosi ai Suoi occhi. I nostri occhi guardano la nostra vita riflessa in uno specchio, gli occhi di Dio guardano, e amano, il Suo Figlio in noi. Gli occhi di Dio ci guardano con amore di Padre. Come hanno guardato Maria, di cui, oggi come ogni giorno, siamo gli amatissimi figli. Con Maria allora, sulle strade della Croce, una spada a trafiggerci l'anima e la certezza incrollabile d'essere amati di un amore eterno. Quello di Suo Figlio.
 
 
IL SANTO DEL GIORNO
 
 
 
 
Kosovo la Chiesa ortodossa è sotto assedio. ( Giona ci segnala il video – impressionante - dell’incendio e della dissacrazione della Chiesa di S. Andrea a Podujevo (6 MByte, in formato Windows Media Player), e ci segnala anche che i fatti di Podujevo si possono seguire anche qua (potete vedere le foto tratte dal video di prima e scaricarlo anche da qua), mentre nel sito della Diocesi di Raska e Prizren possiamo saperne di più su quanto sta accadendo. L’ultimo appello, di oggi, è per salvare una Chiesa a Pristina.) ( Fonte: www.stranocristiano.it)
Sacerdote español decidido a quedarse en parroquia de Nueva Orleáns
 
 
 
 
MEMORIA E IDENTIDAD
 
 
 
 
 
 
 
CHIESA
 
 
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CARISMI

 
 
VERITATIS SPLENDOR
 
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La libertà è il bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini L'intervento di don Julián Carrón al Meeting di Rimini 2005.
postato da: nanto alle ore 14:04 | link | commenti
categorie: il vangelo e il commento
mercoledì, 07 settembre 2005

 
     
Medjugorje
Messaggio del 25 Agosto 2005

Cari figli, anche oggi vi invito a vivere i miei messaggi. Dio vi ha donato questo tempo come tempo di grazia perciò, figlioli, sfruttate ogni momento e pregate, pregate, pregate. Io vi benedico e intercedo davanti all’Altissimo per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. 
 
 
 
 
Lc 6, 20-26
In quel tempo, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: 
«Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. 
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. 
Beati voi che ora piangete, perché riderete. 
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. 
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. 
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. 
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. 
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti».
 
 
 
 
  Può darsi che qualcuno si sia svegliato con un peso allo stomaco. E, forse, le lacrime abbiano attraversato il viso impregnandolo di un'amara malinconia. Può darsi che per qualcuno, oggi, sia un altro giorno triste. Angoscia. Fallimento. Paura. E una totale povertà, l'aridità di chi ne ha provate tante, di chi probabilmente si è anche impegnato, e non ha tratto un ragno dal buco. Il nulla nelle mani, e una serie di rimpianti da serrare gli occhi su qualsiasi presente. Poveri, pitocchi, nullatenenti. Relazioni disastrose, un cuore esanime dopo l'infruttuosa rincorsa ad un po' d'affetto. Marziani in una società travestita, che per il solo fatto di varcare la soglia di una Chiesa ti impacchetta in una vetrina d'antiquariato. Una vita tentata, ma poi quanta fatica ad andare controcorrente, lusinghe, tentazioni, pensieri, tutto a congiurare contro il brandello di vita cristiana che è questa nostra vita. E fame d'affetto, di abbracci, di qualcuno che ti accolga così come sei; fame di pace, di gioia, di un sorriso pieno che non scivoli dentro una lacrima di delusione. Fame di eterno tra le sabbie mobile di un veleno che corrompe anche i momenti più belli. Un pellegrinaggio, un incontro, una catechesi, e tutto sembra risorgere, e poi la "solita vita" che incalza e sembra fagocitare voracemente ogni speranza di cambiamento. Povertà. Fame. Lacrime,  quasi sempre nascoste, timide, incerte, gocce e fiumi, chiuse in un grido di tristezza strozzato negli obblighi di tutti i giorni. Lacrime impresentabili, cucite sulla fodera dei sorrisi di circostanza dinnanzi ai genitori, ai mariti, alle mogli, agli amici, ai colleghi. E l'odio di tutto il mondo. Perchè? La sola nostra esistenza è oggetto di ripulsa, di veleni, di invidie, di odio. Perchè? Perchè siamo Suoi. Perchè è Lui l'unica verità, la Sua tenerezza asciuga ogni lacrima, il Suo amore ci fa ricchi da non mancare di nulla, Lui il nostro cibo. Lui. Gesù. Per Lui viviamo questa vita e non ci basta nulla, e tutto sa di rancido, e nulla ci soddisfa. Perchè il nostro cuore grida il Suo nome, i nostri occhi bramano il Suo volto. Tutto di noi freme nell'attesa della beatitudine per la quale esistiamo. Lui è la nostra beatitudine. Nel vuoto, nell'abisso, lì dove siamo ora, lì è Lui. Per noi. Lì, dove tutto muore, Lui splende di vita. Eterna. Oggi. Beati. Dove il mondo muore, noi cominciamo a vivere. Anche per il mondo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
SOCIETA’
 
 
 
La libertà è il bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini L'intervento di don Julián Carrón al Meeting di Rimini 2005.
postato da: nanto alle ore 08:23 | link | commenti
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