I SEGNI DEI TEMPI 30 NOVEMBRE 2005
Mt 4,18-22 BENEDETTO XVI
che ammette per così dire Dio come opinione privata,
ma gli rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita,
non è tolleranza ma ipocrisia.
In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
Che cosa ha spinto Andrea, di cui oggi ricorre la festa, e Pietro, Giacomo e Giovanni a lasciare barca, reti e padre e seguire SUBITO il Signore, senza indugio alcuno? SUBITO. Non v'è stato spazio per riordinare le idee, per fare due calcoli, neanche per discernere. Lasciare e partire. Lasciare e seguire. Che magnetismo negli occhi di Gesù. Poche parole, quelle giuste.
Gesù. Forse non c'è molto da pensare, da scandagliare per cercare di capire come realmente sia andata. C'era Gesù. E questo basta. Lui passava quel giorno lungo il mare di Galilea. Lui vide quegli uomini, quei ragazzi. Lui li chiamò. La Sua voce, il Suo sguardo. Per questo lasciarono tutto e lo seguirono. Perchè era Lui, il Signore Gesù. Solo Lui ha questo potere , solo nelle Sue parole c'è una forza così dirompente da esser capace di cambiare la vita in un istante. Solo Lui ama sino al più intimo d'ogni uomo. Solo Lui ha dato la vita per i Suoi carnefici. Solo nei Suoi occhi vi è la Misericordia infinita. L'amore senza condizioni. Gratuito. E' solo Lui che attende davvero il nostro cuore. Come il cuore di Andrea e dei suoi compagni. Sono tantissime le reti con le quali ogni giorno cerchiamo di sfangarla. Le gettiamo a carpire un affetto, un po' di considerazione, a guadagnare un posto di lavoro e a difenderlo. Irretiamo e siamo presi nella rete. E reti di contatti, telefoni cellulari pieni di sms, brevi messaggi come reti gettate dal vuoto profondo delle nostre esistenze e dei nostri cuori. Ma in fondo, in tutto questo gettar reti, riassettarle, c'è un unico desiderio, un grido come strozzato in gola da giornate di pesca quasi sempre grame. Sempre più soli con le nostre debolezze, con i nostri peccati, insopportabili alla società e a chi ci sta intorno. E nostro padre sempre lì accanto a noi, la nostra storia, il nostro passato, spesso un peso che ci distrugge. E lo sguardo di Gesù su tutto questo. Sui nostri fallimenti. Sulle nostre sofferenze. Sul nostro cuore e sulle nostre mani che ancora stringono una rete, la nostra unica speranza di vita. Le Sue Parole, quelle che abbiamo aspettato da sempre. "Seguimi, ti farò pescatore di uomini". Come dire. "Ti conosco, non temere, sono qui per farti libero, per dare senso alla tua vita, per rimettere ordine, per farti essere ciò per cui ti ho creato. Ti amo, infinitamente". Gesù passa nella nostra vita, dove oggi ci troviamo. E ci ama. Infinitamente. Esattamente dove siamo. Di un amore che ci trasforma, che ci fa capaci di amare, di perdere la vita per gli uomini, di gettare tutto di noi per "pescare" anche un solo uomo. Lui passa e riscatta la nostra esistenza, ci ama e ci fa uomini, veri. Ci ridona dignità, ci fa liberi. Ci fa felici. Ci colma di quello che abbiamo sempre desiderato, di ciò che, pur facendo di tutto, non abbiamo mai ottenuto.Lui è l'atteso del nostro cuore, la barca, le reti, nostro padre, seppur importanti, non ci hanno niente altro che preparati all'INCONTRO. Ogni vita è santa e meravigliosa, ma è data per preparare ogni uomo all'INCONTRO con il Signore. Quando appare Lui non resta altro che seguirlo. Sono state fin troppo lunghe le giornate, gli anni senza di Lui. Senza guardarsi indietro, senza ripensamentei, con una gioia infinita che ti accompagna in tutti i giorni a seguire, anche quelli più duri, vicino a Gerusalemme. Felici perchè amati, sempre, come Pietro nel fondo del rinnegamento. Nella Parola di Gesù gettare la vita. Lui ci ama e ci fa sentire amati, perdonati. Realmente, profondamente. Il Suo amore fa nuove tutte le cose. Anche le nostre vite e i nostri cuori. Anche oggi.
Basilio di Seleucia ( ?-circa 468), vescovo
Discorso a lode di Sant’Andrea, 2-3 ; PG 28, 1103 ; attrib. a Sant’Atanasio
Andrea è stato il primo a riconoscere il Signore come suo maestro… Il suo sguardo ha percepito la venuta del Signore, e ha lasciato l’insegnamento di Giovanni Battista per farsi discepolo di Cristo… Giovanni Battista aveva detto : « Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29). Ecco colui che libera dalla morte ; ecco colui che distrugge il peccato. Io sono stato inviato non come lo Sposo, bensì come colui che lo accompagna (Gv 3,29). Sono venuto come servo e non come maestro.
Spinto da queste parole, Andrea lascia il suo maestro di prima e corre verso colui che gli era stato annunciato…, trascinando con sè Giovanni l’evangelista. Tutti e due lasciano la lampada (Gv 5,35) e camminano verso il Sole… Riconosciuto il profeta di cui parlava Mosè dicendo : « A lui darete ascolto » (Dt 18,15), Andrea conduce a lui suo fratello Pietro. Mostra a Pietro il suo tesoro : « Abbiamo trovato il Messia (Gv 1,41), colui che desideravamo ; vieni ora a gustare la sua presenza ». Non ancora apostolo, egli conduce suo fratello a Cristo… Questo è stato il suo primo miracolo.
La svolta di Giovanni Paolo II
Presentato l'11 novembre 2005 nel corso di una conferenza stampa il volume “La Parabola del Clero”. E' frutto di un progetto di ricerca sviluppato dalla CEI assieme alla Fondazione Giovanni Agnelli di Torino. - Conferenza Stampa - parabolaclero.pdf
I SEGNI DEI TEMPI 29 NOVEMBRE 2005
Lc 10, 21-24 BENEDETTO XVI
chiamare gli uomini al centro della Festa.
(H. Urs von Balthasar, Nuovi punti fermi)
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».
E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l'udirono».
Piccoli. Quel che siamo. Senza artifici, mendicanti di tutto per poter vivere. Figli. Perchè piccoli. Cultura, idee, immaginazioni, ideali. Nulla, solo una "mediocrissima quotidianità", la nostra vita di ogni giorno, nascosta alle cineprese dell'effimero, nota solo al Padre che vede nel segreto. La vita nascosta con Cristo in Dio, la vita nostra. I sospiri, le lacrime, i dolori, le ansie, le preoccupazioni, l'apparente inutilità di cose sempre uguali, la stessa fermata dell'autobus, le stesse scartoffie, gli stessi libri, gli stessi banchi al mercato. E partorire figli, educarli sui cammini della fede, lavorare per sostenerli, o restare legati ad una missione a volte impossibile, la fedeltà nascosta di ore consumate nell'ombra. Piccoli, inutili. Cuccioli bagnati ai lati delle strade delle storia. Se questa è oggi la nostra realtà, rallegriamoci. Sono per noi i segreti di Dio, l'intimità preparata per chi non ha nulla di cui gioire e godere, la prossimità di chi, un "nulla" per il mondo, eredita ogni istante il Regno dei Cieli. Piccoli per stare nel cuore di Cristo, mite ed umile di cuore. Piccoli per esser ricolmi di Lui. E in Lui, ogni piccolezza, ogni evento che ci fa insignificanti, che ci nasconde alla platea della storia, che ci umilia, che ci rende poveri e mendicanti, ogni istante che ci fa piccoli è pura grazia, un dono del Cielo. Una carezza del Signore che ci fa, ogni vlta, più vicini, più Suoi. Ogni istante un passi in più sui sentieri del Cielo. E beati i nostri occhi, che vedono il Suo volto, l'unico capace di saziare ogni nostro desiderio, al di là d'ogni immaginazione.
I SEGNI DEI TEMPI 28 NOVEMBRE 2005
Mt 8,5-11
chiamare gli uomini al centro della Festa.
(H. Urs von Balthasar, Nuovi punti fermi)
In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: “Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”. Gesù gli rispose: “Io verrò e lo curerò”. Ma il centurione riprese: “Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’, ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa”.
All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: “In verità vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”.
Per questo alle porte di questo nuovo Avvento il Signore, attraverso la Chiesa, ci mostra la chiave per essere salvati e guariti: la fede. La certezza, l'appoggio sicuro e fermo, la consapevolezza sperimentata tante volte, che nella Parola, in una sola Parola del Signore vi è il potere di ri-creare, di dare la vita anche ad un morto. Come Abramo, Padre della fede, sperò contro ogni speranza, a dispetto dell'evidenza, e pur vedendo, constatando la morte del seno di Sara credette che Dio avrebbe potuto trarre la vita dalla morte. Da un utero sterile e segnato dagli anni un bel marmocchietto. Così anche un malato e paralizzato in un letto può alzarsi e tornare a servire al semplice pronunciarsi di una Parola, quella di Gesù. Così anche noi, oggi, anche se l'evidenza in noi e attorno a noi ci parla di schiavitù, di incapacità, di fallimenti. Di peccati. Di morte. Anche se oggi, se in questo tempo siamo segnati da catene più forti di noi che ci impediscono d'essere liberi e amare e servire, se il passato ci schiaccia, oggi vi è una certezza. Questo Avvento ci consegna una possibilità: scongiurare il Signore, nella certezza che una Sua Parola ha il potere di guarire il nostro cuore. Non di cambiare le strade delle Storia, gli eventi o le situazioni. No. La Parola, una Parola di Gesù ha oggi il potere di salvarci. E farci uomini nuovi. Servi nel Servo, figli nel Figlio.
Cardinal John Henry Newman (1801-1890), sacerdote, fondatore di una comunità religiosa, teologo
PPS, IV, 13
Una sola volta all’anno, ma tuttavia una volta, il mondo che vediamo fa sbocciare le sue potenze nascoste, rivelando se stesso, in un certo senso. Allora, appaiono i fiori, gli alberi da frutto e i fiori si schiudono, l’erba e il grano crescono. C’è uno slancio improvviso e uno scoppio di vita nascosta, posta da Dio nel mondo materiale. Ebbene ! Questo è per noi un esempio di ciò che può fare il mondo, al comandamento di Dio. Un giorno questa terra sboccerà in un mondo nuovo di luce e di gloria, nel quale vedremo i santi e gli angeli. Chi ci penserebbe, se non avesse avuto l’esperienza delle primavere precedenti, chi potrebbe concepire due o tre mesi prima, che la faccia della natura, ora apparentemente morta, potesse diventare così splendida e varia ?…
Lo stesso dicasi per quella primavera eterna, aspettata da tutti i cristiani ; Verrà, seppur stia tardando. Aspettiamola, poiché « verrà e non tarderà » (Eb 10, 37). Perciò diciamo ogni giorno : « Venga il tuo regno ! » cioè « mostrati, Signore ; assiso sui cherubini, mostrati, manifèstati ». « Risveglia la tua potenza e vieni in nostro soccorso » (Sal 79, 3).
UN MARE DI VITTIME DI CUI TUTTI SIAMO RESPONSABILI
Luca Del Pozzo, Cattolicesimo e Modernità: la "metafisica civile" di Augusto Del Noce, Prefazione di Mons. Luigi Negri, Pagine editore