Catania 3 febbraio 2007. Guerriglia allo stadio, un agente ucciso. E clamore, sdegno, provvedimenti eccezionali, ed un fiume di parole.
Roma, 20 dicembre 2006, muore Piergiorgio Welby. Assassinato. Eutanasia mascherata da un fiume di sofismi. Le sue inequivocabili parole indirizzate al Presidente della Repubblica furono: "il mio sogno, la mia volontà, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l' eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità". Anche Il Professor Veronesi disse, in un'audizione parlamentare, che quello di Welby "eticamente è stato un suicidio". Ma, ed è notizia di un paio di giorni fa, il dott. Riggio, l'esecutore dell'omicidio premeditato, è stato assolto dall'Ordine dei medici. Una notizia da brivido. Un portone spalancato sull'eutanasia legalizzata, un fatto mostruoso. "Welby è stato aiutato "nel" morire non "a" morire" recita il verdetto del Consiglio dell'Ordine dei medici. A noi bastano queste parole, peggio, quelle quattro virgolette.....
Leggete l'articolo di Valli pubblicato su Europa e vi troverete tutta la muffa di quel post-conciliarese assalito da eterni dubbi, corrucciato nell'unico imperativo che sembra guidare il pensiero dei coristi del cardinal Martini: il dialogo. "Dialogo, dialogo, dialogo", un disco rotto, un'ossessione, un'ansia, una fobia. Ok, il Concilio ha parlato di dialogo, di apertura, di avvicinamenti. Ma la loro è proprio una sindrome.....